rivista di letteratura in embrione

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Editoriale
di Carlo Lucarelli


MASCHERA /’maschera/ o dial. † màscara (1) [etim. discussa: da masca ‘strega’, di origine preindeur. (?)] s. f. 1 Finto volto fatto di vario materiale, generalmente provvisto di fori per gli occhi e per la bocca, che viene portato per alterare i lineamenti o per non farsi riconoscere, spec. per motivi rituali, teatrali, giocosi e sim. 2 et. Travestimento di tutta la persona. 3 fig. Finzione o atteggiamento ipocrita e affettato † Parvenza. 4 fig. Viso che esprime determinati sentimenti con particolare intensità. 5 espressione clinicamente rilevabile di un determinato stato psichico o fisico. 6 Calco del viso di un defunto riprodotto in gesso, bronzo e sim., specialmente per consegnarne le fattezze alla posterità. 7 Tipo di protezione del volto. 8 Tipo fisso del teatro, contraddistinto da un costume. 9 Nei teatri, cinematografi e sim. inserviente che verifica i biglietti e guida gli spettatori al loro posto. ||-accia, pegg. (v) |-etta, dim. |-ina, dim. (v) |-ona, acc. |-one, accr. m. (v).

Mi ricordo che da piccolo guardavo i telefilm di Zorro, la prima edizione, in bianco e nero, con la sigla in inglese e le zeta che volavano attorno all’eroe sul cavallo impennato... ma come, pensavo io, questo è uguale, stessi baffi, stessa voce, stesso cavallo e non lo riconosce nessuno? e mi sembrava così strano e così ingiusto che un giorno scrissi su un muro Don Diego è Zorro diventando così il primo esempio di collaboratore di giustizia in età prescolastica. Poi mi ricordo che c’era questa serie di film che vedevo al cinema parrocchiale che aveva come protagonisti quattro lottatori di catch che se ne andavano in giro per la strada, al ristorante, in macchina o a combattere la malavita sempre in calzamaglia rossa, col mantello e un passamontagna dorato, come se niente fosse, quando invece il mio amico Vignali un giorno venne a scuola con un cappello da cow boy e la maestra glielo fece togliere a scapaccioni... E poi c’era mia nonna, che mi raccontava di quando a Firenze, tantissimi anni prima, tutti gli invitati ad un ballo in maschera se ne erano andati ed era rimasta solo una ragazza seduta su un divano, con un sorrisetto enigmatico sotto la mascherina nera e appena le chiesero mascherina, e voi un’ ve ne andate? e la toccarono, lei scivolò a terra con un coltello nella schiena...

Tutto questo per dire che di cose sul tema della maschera, di storie, filosofie, riflessioni e concetti, dal Fantasma del Palcoscenico a mio cugino Lucio che si infilò nella parata della Festa Medioevale di Mordano vestito da torrone perché tanto per lui un costume valeva l’altro, ce ne sono milioni. Abbiamo cercato di raccontarne qualcuno alla maniera di Incubatoio 16, considerando la maschera non come un punto di arrivo ma come un punto di partenza e seguendo gli spunti più vari, secondo la nostra solita metafora dell’uovo lanciato in aria che si spiaccica in terra schizzando in tutte le direzioni: dalla narrativa, al cinema, alla musica, alla linguistica, al gioco. E all’arte, perché abbiamo accoppiato ogni contributo a quella che è una delle forme più ambigue di maschera, sia in pittura che in fotografia: l’autoritratto.

Con questo numero speciale ci siamo legati ad uno degli eventi più interessanti e coinvolgenti che conosciamo, il Mystfest di Cattolica, Festival Internazionale del Giallo e del Mistero, che quest’anno ha come tema, appunto, la maschera. E’ anche qui, su Incubatoio, che si potranno trovare informazioni in tempo reale su calendario e programma e interagire attraverso la rete inviando racconti e contributi e aiutandoci a completare via email una bibliografia appena iniziata sul giallo e la maschera.


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